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Ferrero: Serve una mobilitazione popolare contro il terrore delle bombe Giovani Prc: Subito sit-in in tutta Italia

Sabato 19 Maggio 2012 12:48 amministratore
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Dichiarazione di Paolo Ferrero, Segretario nazionale di Rifondazione Comunista

«Contro la barbarie del terrorismo che vuole spaventare invitiamo alla mobilitazione popolare. Se gli assassini che mettono le bombe e uccidono ragazze inermi vogliono seminare il terrore, spaventare, spingere la gente a chiudersi in casa, noi dobbiamo reagire, manifestare e discutere collettivamente. Invitiamo le organizzazioni democratiche, i sindacati, i sindaci democratici a indire manifestazioni e assemblee pubbliche in tutti i comuni d'Italia. I terroristi hanno come obiettivo il popolo, il popolo deve ritrovarsi».

Questo il comunicato diffuso dalla Cgil subito dopo i fatti di questa mattina. "Il primo pensiero va alle vittime di questa insensata e brutale violenza, agli studenti e alle studentesse, ai docenti e al personale dell'Istituto Falcone e Morvillo, a tutta la comunità cittadina di Brindisi e alle Istituzione che la rappresentano. Il fatto che oggetto dell'attentato siano stati dei giovani esaspera il nostro dolore, dando ulteriore dimostrazione di disumanità di chi ha voluto macchiare col sangue una giornata che per Brindisi sarebbe stata di impegno sociale e civile; sarebbe infatti passata la Carovana Antimafia, promossa tra gli altri anche dalla Cgil. Il fatto che l'attentato si sia materializzato a pochi passi dalla nostra sede provinciale rappresenta per noi un ulteriore motivo di rabbia. Confermiamo dunque con forza il nostro impegno senza sosta contro ogni forma di violenza e di terrorismo di qualsiasi matrice, nella speranza che prima o poi i responsabili di questo attentato siano presto individuati. La Cgil promuoverà nelle prossime ore, insieme a tutte le forze democratiche e della società civile, diverse iniziative in Puglia e in tutta Italia per dire ancora una volta no a chi vuole diffondere terrore e violenza. Confermiamo, inoltre, che stamattina la Cgil conferma la propria presenza alla conferenza stampa già prevista per la carovana antimafia".
Il segretario del Prc Paolo Ferrero ha espresso a nome suo e di tutto il partito della Rifondazione Comunista "il cordoglio ai familiari della giovane ragazza assassinata a Brindisi e l'orrore per la barbarie che a Brindisi si è scatenata". "La ferocia di chi mette bombe appositamente per cercare la strage di giovani ragazzi e ragazze e seminare il terrore - si legge in una nota - non può essere lasciata impunita: lo Stato si attivi per assicurare i colpevoli alla giustizia".
I giovani del Prc stanno organizzando manifestazioni e sit-in in tutta Italia (a Roma, 18.30 al Pantheon, a Palermo alle 16 all'Albero Falcone, a Catania alle 17.00, Palazzo della Prefettura) per protestare contro l'attentato criminale di Brindisi. Altri appuntamenti sono previsti a Milano piazza San Fedele ore 17.
"Non aspetteremo la sentenza della Cassazione per reagire", dichiarano in una nota i giovani comunisti. "Tre bombe - scrivono in un comunicato - hanno ucciso questa mattina davanti ad un Istituto professionale di Brindisi una ragazza di 16 anni e ne hanno ferite altre sette. Forse è presto per affermare con certezza i nomi dei responsabili. Ma certo non aspetteremo le sentenze della Cassazione per esprimere la nostra indignazione e per dire che la Storia di questo nostro Paese la conosciamo fin troppo bene". "Il giudice Caponnetto - ricordano - diceva che 'la mafia ha più paura della scuola che della giustizia'. Le tante stragi impunite ci raccontano poi la storia del dolore degli innocenti, gli intrecci mortiferi tra apparati dello Stato, poteri forti, criminalità organizzata. Chi ha messo quelle bombe voleva uccidere. Ha ucciso Melissa ma voleva uccidere tutti noi. La cultura, il conflitto, l'alternativa di un mondo più giusto". "Noi reagiremo, ci ribelleremo, resisteremo, moltiplicheremo la nostra lotta dentro ogni scuola, ogni istituto, dove sta la nostra gente. Con infinita rabbia, ma senza paura, con lucidità e determinazione. Stiamo organizzando in tutta Italia presidi, manifestazioni, sit-in", conclude la nota.
Recentemente in Puglia c'è stata una ripresa della criminalità. Fabio Marini, presidente dell'associazione antiracket di Mesagne, è stato vittima di un attentato dinamitardo pochi giorni fa: la sua auto è saltata in aria la notte del 4 maggio.
Il 9 maggio scorso gli investigatori avevano portato a segno un brutto colpo contro la criminalità organizzata arrestando, a Mesagne, 16 persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, porto illegale di armi da fuoco, danneggiamento aggravato e incendio aggravato.
Lo scorso 8 maggio un gruppo di esponenti politici pugliesi, guidati da Alfredo Mantovano (Pdl), era stato ricevuto al Viminale dal ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, alla quale avevano segnalato l'allarme criminalità nel brindisino. La richiesta dell'incontro faceva seguito alla bomba fatta esplodere nell'auto del presidente dell'Associazione antiracket di Mesagne e ad una serie di altri episodi criminali.

da www.controlacrisi.org

Ultimo aggiornamento ( Sabato 19 Maggio 2012 12:52 )
 

Dalla parte di Syriza e di Alexis Tsipras

Sabato 19 Maggio 2012 08:57 amministratore
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La vicenda europea è arrivata ad un punto di svolta e la vera partita si gioca in Grecia. Questo perché in Grecia può vincere le elezioni un partito chiaramente antiliberista come Syriza. Il contesto europeo in cui la destra ha perso in Francia e nelle regionali tedesche a favore dei socialdemocratici, può dare una mano, ma la vera questione la sta ponendo la Grecia, cioè l’anello più debole della catena. Ed il punto è semplice: visto il palese fallimento delle politiche recessive basate sulla distruzione del welfare e dei diritti dei lavoratori, è sufficiente oggi per uscire dalla crisi affiancare a queste politiche un po’ di investimenti come chiedono i socialisti? E’ del tutto evidente che la risposta è no, mille volte no.
Non solo perché il Fiscal Compact condannerebbe l’Europa ad una recessione senza fine, ma perché la crisi – innescata dalla speculazione – ha le sue radici in una ingiusta distribuzione del reddito e nei meccanismi di fondo di funzionamento della globalizzazione e dell’Unione Europea. Se non si mette mano alle questione di fondo, semplicemente dalla crisi non si esce.
Per questo la Grecia è importante, perché Syriza (che fa parte del Partito della Sinistra Europea come Rifondazione Comunista, il Front de Gauche, Izquierda Unida, la Linke ) ha posto i nodi di fondo che l’Europa deve affrontare. Dicendosi indisponibile ad accettare il memorandum che sta demolendo l’economia greca, ha posto la questione centrale per il nostro futuro.
Se Syriza vince si riapre tutto perché la folle politica europea sta in piedi su un solo presupposto: la complicità trasversale tra popolari, liberali e socialisti e le classi dirigenti di tutti i paesi. Il fatto che i governanti tedeschi in questi giorni alternino le minacce alle promesse, cioè il bastone e la carota, ci dice solo della paura che hanno, perché loro sanno benissimo di essere i primi a guadagnarci con l’Euro.
Molti dicono che Syriza sia irresponsabile e che se vince rischia di portare la Grecia fuori dall’Euro. E’ vero il contrario: Se la Grecia accetta di proseguire sulla strada del memorandum la sua economia e la sua società vengono semplicemente distrutti e fuori dall’Euro ci finiranno quando farà comodo alle banche. Basti pensare che grazie alle azioni di “salvataggio” praticate dall’Europa la Grecia è da 5 anni in recessione e il debito pubblico è quasi raddoppiato.
Siamo arrivati quindi all’ora delle scelte. Di fronte alla vittoria di Syriza, che auspico con tutte le mie forze, tutti i paesi europei dovranno decidere: si contratta con il nuovo governo Greco o li si butta fuori dall’Euro? Se si sceglie la prima strada e si abbandonano le politiche liberiste l’Europa ha un futuro. Se si sceglie la seconda, comincerà un processo di dissoluzione che porterà alla fine dell’Euro, dell’Unione Europea e ad una crisi sociale di dimensioni bibliche non solo nei paesi del Sud Europa ma anche al centro dell’impero.
A questo punto il re è nudo, perché Syriza propone una modifica della politica economica a partire dall’azzeramento del memorandum. Tutti, ma proprio tutti, a partire dai partiti socialisti, dovranno scegliere se essere complici della catastrofe o mettersi dalla parte della soluzione.
Noi sappiamo da che parte stare, da quella di Syriza e di Alexis Tsipras.

di Paolo Ferrero da Il Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento ( Sabato 19 Maggio 2012 09:00 )
 

Appello per una legge contro la tortura

Sabato 19 Maggio 2012 08:52 amministratore
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IL TESTO DELL’APPELLO

È una questione di civiltà L’Italia attende da 25 anni
In Italia la tortura non è reato. In assenza del crimine di tortura non resta che l’impunità.
La violenza di un pubblico ufficiale nei confronti di un cittadino non è una violenza privata. Riguarda tutti noi, poiché è messa in atto da colui che dovrebbe invece tutelarci, da liberi e da detenuti. Sono venticinque anni che l’Italia è inadempiente rispetto a quanto richiesto dalla Convezione contro la tortura delle Nazioni Unite, che il nostro Paese ha ratificato: prevedere il crimine di tortura all’interno degli ordinamenti dei singoli Paesi. Quanto accaduto nel 2001 alla scuola Diaz ha ricordato a tutti che la tortura non riguarda solo luoghi lontani ma anche le nostre grandi democrazie. Il caso di Stefano Cucchi, la recente sentenza di un giudice di Asti e tanti altri episodi dimostrano che riguarda anche l’Italia.
Per questo chiediamo al Parlamento di approvare subito una legge che introduca il crimine di tortura nel nostro codice penale, riproducendo la stessa definizione presente nel Trattato Onu.
Una sola norma già scritta in un atto internazionale. Per approvarla ci vuole molto poco.
Primi firmatari:
Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Ascanio Celestini, Cristina Comencini,Erri De Luca, Luigi Ferrajoli, Rita Levi Montalcini, Elena Paciotti, Mauro Palma,Stefano Rodotà, Daniele Vicari

E dal mondo della giustizia e dei diritti umani
Don Luigi Ciotti (Libera, Gruppo Abele), Franco Corleone (coord. Garanti territoriali), Daniela De Robert (Usigrai, Vic – Caritas), Roberto Di Giovan Paolo (Forum salute in carcere), Ornella Favero (Ristretti Orizzonti), Elisabetta Laganà (CNVG),Luigi Manconi (A buon diritto), Alessandro Margara (ex capo Dap), Carlo Renoldi (Magistratura Democratica),Marco Solimano (Arci),Valerio Spigarelli (Ucpi), Irene Testa (Detenuto Ignoto),Christine Weise (Amnesty International).

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 19 Maggio 2012 08:57 )
 

Mossa a sorpresa, Amt taglia ancora

Sabato 19 Maggio 2012 08:47 amministratore
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Un pacchetto di tagli - i più importanti sulle linee 30 e sul 42 - una sfrondata ad alcune partenze serali e una serie di rinforzi, su un discreto numero di linee minori, e la nascita di un nuovo collegamento, il 5, che si arrampicherà da piazza Savio, a Cornigliano, fino alla collina degli Erzelli. Amt fa le pulizie di primavera, risistema una serie di tasselli per dare vita a un nuovo puzzle. Cercando di sfruttare, a suo vantaggio, il crollo verticale del traffico automobilistico. Si parte il 21 maggio, all’alba. «Meno traffico privato, uguale mezzi pubblici più veloci». Ecco perché, almeno così sostengono dall’azienda, anche togliendo dal circuito qualche mezzo - risparmiando qualche euro prezioso - non ci saranno contraccolpi sul servizio.

Il saldo complessivo, mettendo nel conto proprio tutto, compreso il collegamento nuovo di zecca, parla di due corse in meno. Tuttavia, da questo punto di vista, è difficile considerare il nuovo 5 come una vera e adeguata contropartita, visto che va ad inserirsi in una piccola nicchia dell’offerta, senza tuttavia influire sugli equilibri della rete esistente.

di Roberto Sculli da www.ilsecoloxix.it

 

Approvano l'"APREA BIS". La distruzione della scuola pubblica ai tempi dell'unità nazionale tra PD e PDL

Venerdì 18 Maggio 2012 19:08 amministratore
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Contro questo provvedimento di cui nessuno parla, è attiva una raccolta firme del COGEDE. A Genova da domani saranno presenti banchetti in numerose vie (Via Campetto, Via San Lorenzo, Via XX Settembre) per informare i cittadini e raccogliere le firme. Dopo il successo della battaglia per il boicottaggio INVALSI In prima fila le scuole del centro storico Daneo e Garaventa.

Sta per essere approvata (con grande rapidità e nel silenzio assoluto) la legge sull'autogoverno delle scuole, frutto di un accordo tra Pd e PdL. Si tratta di una legge che modificherà radicalmente il governo delle istituzioni scolastiche, e per questo è urgente informare su quanto sta accadendo e prendere posizione.

Bisogna partire da una comparazione con la famigerata proposta di legge che porta il nome di Valentina Aprea, deputata PdL ed ex sottosegretaria all'istruzione all'epoca del ministro Moratti, neo-assessore all'istruzione della Regione Lombardia. La comparazione è d'obbligo perché - come vedremo subito - la legge in fase di approvazione è figlia della sua idea originaria, anche se alcuni esponenti politici del centro-sinistra – giustamente imbarazzati da questa parentela – si sforzano di negarlo.

La sua proposta di legge, presentata per la prima volta nel maggio 2008 (in parte modificata successivamente, ma in questa sede è bene rifarsi al suo disegno originario e genuino), era divisa in due parti: la prima dedicata al governo delle istituzioni scolastiche, la seconda allo stato giuridico e al reclutamento dei docenti. Questo secondo capitolo, che prevedeva – tra l'altro – i concorsi di istituto (spesso denominati “chiamata diretta” dei docenti), gli albi regionali e la differenziazione di ruoli e stipendi fra i docenti, nel provvedimento in discussione non c'è. E' un aspetto che viene sbandierato dal Pd come un suo successo, ma sarebbe più corretto definire la questione uno “stralcio”, come si dice nel gergo parlamentare: la questione – infatti – non è stata affrontata e disciplinata in altro modo (cosa che rappresenterebbe un risultato politico), ma è stata semplicemente accantonata, ed è facile prevedere che i suoi sponsor non demorderanno e torneranno presto all'attacco. Si tratta di un rinvio, e quando la partita viene rinviata nessuna delle due squadre può rivendicare di averla vinta.

Della prima parte della proposta Aprea, cade la possibilità di trasformare le scuole in fondazioni. Anche questo viene sbandierato da Francesca Puglisi - responsabile scuola del Pd - come un successo politico, ma la cosa suona piuttosto strana se pensiamo che proprio in questi giorni la stessa Puglisi tesse le lodi della fondazione per gestire le scuole dell'infanzia comunali proposta dal Comune di Bologna, invitando i critici a “non erigere steccati ideologici”. Da un punto di vista giuridico, le fondazioni di cui si parla sono le stesse, disciplinate allo stesso modo dal Codice civile.

Per il resto, la legge in discussione è sostanzialmente uguale alla prima parte della legge Aprea. Certo, c'è qualche aggiustamento lessicale: il “Consiglio di amministrazione” - che nella mente di Aprea doveva sostituire il Consiglio di istituto - diventa un più morbido “Consiglio dell'autonomia” (art. 3). C'è anche qualche correttivo sulla sua composizione: laddove Aprea chiamava il dirigente a presiederlo e lasciava indeterminata la rappresentanza dei genitori, il nuovo testo conferma la situazione attuale: presidenza affidata a un genitore e pariteticità delle componenti genitori e docenti (art. 4). Ma il resto è farina del sacco di Aprea (salvo alcune aggiunte che vedremo tra poco). Entrambi i testi, infatti, si basano su una distinzione tra funzioni di indirizzo e di gestione. Il fulcro del governo dell'istituto è il dirigente, al quale – in entrambe le proposte – spetta la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, e la responsabilità dei risultati (art. 5). Nulla è detto a proposito dei criteri di nomina del dirigente, che - di conseguenza - continuerà ad essere designato dal Ministero, con una procedura centralizzata che è l'esatta antitesi dell'autonomia. Al Consiglio dell'autonomia (come al CdA partorito da Aprea) spettano le sole funzioni di indirizzo. Nel dettaglio, il nuovo testo prevede che questo organo abbia tra le sue competenze l'adozione del Piano dell'offerta formativa elaborato dal Collegio dei docenti (Pof), il bilancio preventivo e consuntivo, il regolamento di istituto, la designazione di componenti del nucleo di autovalutazione e gli accordi con i soggetti esterni alla scuola. Perde quindi una lunga serie di attribuzioni che attualmente spettano al Consiglio di istituto: acquisto di attrezzature didattiche e tecnico-scientifiche, adattamento del calendario scolastico, criteri generali per la programmazione educativa, criteri per l'attuazione delle attività extrascolastiche (corsi di sostegno, attività complementari, visite guidate, viaggi di istruzione, etc.), partecipazione ad attività sportive e didattiche, criteri generali per la formazione delle classi, adattamento dell'orario scolastico, sperimentazione e aggiornamento, uso degli edifici scolastici, educazione alla salute etc. L'amputazione drastica delle competenze corrisponde quindi a un accentramento di poteri nelle mani del solo dirigente, sottolineata anche dalla ridefinizione dei compiti del Collegio dei docenti, che nel nuovo testo sono riassunti nella definizione ampia e generica al tempo stesso: “ha compiti di indirizzo, programmazione, coordinamento e monitoraggio delle attività didattiche ed educative”, mentre nell'attuale formulazione del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione (D.Lgs. 297/1994) le competenze sono elencate con maggior dettaglio. Una maggiore elasticità nella definizione è sicuramente positiva, ma se accompagnata da un accentramento di poteri nelle mani del dirigente rischia di tradursi in un progressivo svuotamento.

Ma l'alterazione profonda sta anche nei criteri di rappresentanza. Nel Consiglio dell'autonomia (così come nel Cda di Aprea) entrano anche membri esterni alla scuola, scelti tra “le realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi”. Scompaiono i rappresentanti del personale tecnico e amministrativo, mentre la rappresentanza degli studenti nelle scuole superiori, anche se prevista, è indeterminata nel numero. L'articolo che disciplina la presenza dei soggetti che sono parte integrante della vita scolastica (art.7, praticamente identico a quello della proposta Aprea) si limita a dire che “le istituzioni scolastiche […] valorizzano la partecipazione alle attività della scuola degli studenti e delle famiglie, di cui garantiscono l'esercizio dei diritti di riunione, di associazione e di rappresentanza”. I modi in cui tutto questo dovrebbe avvenire sono demandati ai singoli regolamenti di istituto, che dovrebbero disciplinare anche la rappresentanza (unica parola che il nuovo testo aggiunge a quello di Aprea). Praticamente scompaiono i consigli di classe, interclasse e intersezione, i rappresentanti di classe, le assemblee e i comitati dei genitori, le assemblee degli studenti, ovvero tutti gli organi attualmente previsti dalla legge. Saranno i singoli Consigli dell'autonomia a prevedere norme al riguardo nei regolamenti di istituto, senza alcun vincolo. Che tipo di rappresentanza, con quali poteri, quale meccanismo di nomina, quale agibilità all'interno della scuola, quale monte ore annuo per le assemblee: questioni cruciali lasciate all'autonomia scolastica, che - essendo incentrata sulla figura del dirigente e contaminata dalla presenza di membri esterni che porteranno nella scuola logiche ad essa estranee, magari di tipo aziendale – si configura più come autocratica che democratica, e quindi sarà poco propensa a regolamentare partecipazione e rappresentanza in modo ampio e sostanziale. Va inoltre messo in conto che questo sistema produrrà una estrema disomogeneità fra istituti e aree geografiche.

Il fatto che gli organi collegiali - la cui istituzione risale a una legge del 1974 - non fossero più in grado da molto tempo di favorire una effettiva partecipazione al governo della scuola è evidente a tutti. Che la soluzione potesse risiedere nella loro abolizione e nella sostituzione con forme di rappresentanza indeterminate e affidate alla libera scelta delle singole scuole supera ogni immaginazione. E' una scelta che non dà alcuna risposta alla crisi di rappresentanza, ma anzi la acuisce, in quanto rende la rappresentanza indeterminata, differenziata, frammentata: una scorciatoia “dirigista” in luogo della necessaria elaborazione di nuove e più incisive forme di autogoverno.

Dalla proposta Aprea il nuovo testo riprende senza particolari modifiche (tranne un accenno del tutto indeterminato - e perciò ambiguo - a una prossima valutazione “esterna” della scuola) l'articolo dedicato al nucleo di autovalutazione del funzionamento dell'istituto, con una ripetizione letterale della filosofia di tale valutazione, basata in entrambi i testi su un imprecisato criterio di “qualità” e su parametri di natura economico-aziendale quali efficienza ed efficacia (art. 8). La sovrapposizione fra i due testi si spinge al punto che il secondo eredita dal primo - con un maldestro copia e incolla del tutto incoerente con il resto - un intero comma, quello dedicato ai partner delle scuole-fondazioni, che nella nuova proposta di legge non sono previste, ma di cui evidentemente sopravvive il fantasma (art. 10.2).

Il nuovo testo aggiunge alcune disposizioni a quello di Aprea. Quella di maggiore impatto è l'autonomia statutaria dei singoli istituti (art. 1). E' un passaggio molto forte: basti pensare che l'autonomia statutaria è riconosciuta ai Comuni, cioè all'ente territoriale che rappresenta l'intera comunità e che esprime i suoi organi di governo attraverso elezioni a suffragio universale (e di tipo diretto per quanto riguarda la nomina del sindaco). L'autonomia che ne deriva non è quella che serve alla scuola: un'autonomia didattica e organizzativa in grado di valorizzare le competenze educative dei docenti, le forme di autogoverno che coinvolgono in modo attivo e non formalistico tutte le componenti che vivono nella scuola, i legami con le opportunità educative e la realtà sociale del territorio. Sarà invece un'autonomia fondata sulla separazione, l'autoreferenzialità e la parcellizzazione, un'autonomia centrata su un dirigente scolastico nominato dall'alto, un'autonomia più attenta alle logiche aziendali (competizione e mercato) che al progetto educativo e ai bisogni sociali.

La parcellizzazione del sistema delle autonomie scolastiche non viene compensata dalle reti e dai consorzi costituiti fra istituzioni scolastiche, altra novità rispetto al disegno originario di Aprea (art. 10). Si tratta infatti di strumenti finalizzati ad altri scopi: da un lato a reperire risorse economiche da partner privati (viene quindi ribadito implicitamente che la scuola pubblica sarà sempre meno finanziata dal settore pubblico), dall'altro lato ad innalzare gli “standard di competenza dei singoli studenti e della qualità complessiva dell'istituzione scolastica”, dove il secondo termine – ancora una volta del tutto generico – lascia intravedere chiaramente forme di competizione e classifiche tra scuole, mentre il primo indirizza la valutazione degli studenti verso parametri di uniformità, perdendo di vista uno degli obiettivi pedagogici che dovrebbe essere prioritario nella didattica, ovvero la differenziazione.

Nel nuovo testo, infine, vengono introdotti organi di rappresentanza istituzionale delle scuole autonome (art. 11: Consiglio nazionale delle autonomie scolastiche, Conferenza regionale del sistema educativo, scolastico e formativo, Conferenze di ambito territoriale), il cui disegno complessivo appare assai sbrigativo e a tratti confuso, e sembra andare a comporre una ulteriore stratificazione di enti e competenze che complica il quadro burocratico senza incidere positivamente sul governo delle istituzioni scolastiche.

In definitiva, il testo in fase di approvazione è molto simile al disegno originario della prima parte della proposta Aprea, meno le fondazioni (giudicate “cattive” se pensate a Roma, e cosa buona e giusta se concepite a Bologna), più l'autonomia statutaria e le reti delle istituzioni autonome.

Ma è molto importante vedere anche in che modo si è arrivati alla formulazione di questa proposta di legge. Giovanni Bachelet, deputato del Pd, ha ricostruito l'iter parlamentare ed ha scritto che il lavoro di revisione – realizzato dal comitato ristretto della VII commissione della Camera – si è svolto nell'arco di poche settimane. Pochi deputati, nel chiuso di una stanza, hanno scritto a tempo record norme fondamentali per il governo della scuola, mandando in soffitta le norme del '74 (che - con tutti i loro difetti e la loro inadeguatezza - erano state concepite in ben altro clima partecipativo). Nessuna forma di pubblicità al dibattito, nessuna trasparenza, nessun coinvolgimento delle componenti che vivono nella scuola. Un esempio estremo di quella autoreferenzialità che è ormai una malattia inguaribile del sistema politico.

Ci sono molte e buone ragioni per opporsi a questa pessima legge, e bisogna farlo prima che sia troppo tardi.

dal Forum Retescuole

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 18 Maggio 2012 19:24 )
 

Blockupy Francoforte. Continua la protesta. 400 arresti

Venerdì 18 Maggio 2012 17:46 amministratore
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Ancora scontri questa mattina a Francoforte sul Meno, in Germania, nei quartieri della finanza europea e della Banca Centrale. La polizia tedesca ha arrestato ben 400 persone e per la prima volta ha fatto ricorso ai cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti di Blockupy che hanno bloccato gli ingressi di diverse banche.
La protesta, riporta il sito della Berliner Zeitung, era iniziata queta mattina con una marcia di alcune centinaia di persone dalla stazione centrale di Francoforte verso la Bce. Poi gli attivisti si sono suddivisi in gruppi di una cinquantina di persone avviandosi verso le strade laterali. La polizia ha bloccato le uscite e poi ha fermato i dimostranti caricandoli su bus e trasportandoli verso diversi luoghi di detenzione nella città. Il gruppo di "Blockupy Frankfurt" ha lanciato un appello a quattro giorni di protesta, da mercoledì a domenica per paralizzare la capitale finanziaria tedesca ed europea. Le autorità comunali hanno di conseguenza vietato qualsiasi assembramento. Molte banche hanno deciso di chiudere gli uffici e gli sportelli fino a lunedì in previsione di possiili scontri.
Il sindaco della città aveva vietato la gran parte delle manifestazioni, concedendo solo l'autorizzazione a una marcia prevista domani. Alcune centinaia di dimostranti, in buona parte molto giovani, hanno comunque preso d'assedio in modo che la stessa polizia ha definito del tutto pacifico la Willy Brandt Platz, dove ha sede la BCE. Da mercoledì la città è presidiata dalle forze dell'ordine. Davanti alla sede della banca, come riportano i siti web degli attivisti, si possono contare almeno 50 camionette a presidiare le vie di accesso, cannoni ad acqua, centinaia di agenti che cercano di bloccare i gruppi di dimostranti. C'è anche un reparto speciale di ''Polizei Communicator'' che avvisa ''con il sorriso sulle labbra'' i manifestanti seduti che verranno arrestati se non abbandonano la piazza. ''Abbiamo ridato vita alla disobbedienza civile'', ha dichiarato all'emittente tedesca Phoenix il portavoce di Blockupy.
 

Eni indagata per corruzione in Kazakhstan. Mentre continua la repressione degli operai del settore gas

Giovedì 17 Maggio 2012 20:23 amministratore
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Tempi difficili in vista per l'Eni, cui un'azione giudiziaria avviata dalla Procura di Milano potrebbe presto mettere sotto commissariamento (o interdirle comunque la stipula di nuovi contratti) una delle divisioni operative più ricche e promettenti, la Agip Kco, operante in Kazakhstan. Il reato ipotizzato dalla Procura e in relazione al quale sono indagati alcuni dirigenti Eni tra cui il responsabile di Agip Kco Guido Michelotti (ma non l'amministratore delegato Paolo Scaroni) è quello di «corruzione internazionale»; in sostanza, par di capire dalla richiesta che ha avanzato il pm Fabio De Pasquale alla giudice Alfonsa Ferraro, i dirigenti Eni avrebbero «oliato» il proprio insediamento nel paese centroasiatico con sostanziose mazzette versate a diversi funzionari kazaki del massimo livello, tra cui anche Timur Kulibayev, genero del presidente Nursultan Nazarbaev e considerato uno degli uomini più ricchi e potenti del paese. Circa le cifre versate, si parla di 20 milioni di euro: una piccola parte, probabilmente, del complessivo giro di tangenti internazionali al cui centro sarebbe un potente imprenditore kazako-israeliano legato a Kulibayev.
Kulibayev è da molti anni il vero controllore dell'industria gas-petrolifera nazionale, di cui ha occupato sia ruoli di sovrintendente pubblico, per esempio come presidente del Fondo statale Samruk-Kazyna, sia posizioni di grande azionista privato (il conflitto di interessi da quelle parti non è considerato un problema...), per esempio come presidente di KazMunaiGas, colosso del petrolio e del gas a capitale misto. Kulibayev ha anche importanti ruoli nel business internazionale dell'energia, sedendo per esempio nel consiglio di amministrazione del gigante energetico russo Gazprom, e proprio lui sarebbe stato il vero artefice delle posizioni privilegiate guadagnate da Eni nei due maggiori «campi» di estrazione del Kazakhstan occidentale, sulle rive del Mar Caspio: il campo di Kashagan, uno dei più ricchi di petrolio del mondo, e quello di Karachaganak, altrettanto ricco per quanto riguarda il gas naturale.
A Kashagan Eni è presente ormai da vent'anni: ha via via aumentato la propria quota fino al 16,8 per cento, con il ruolo di azienda-guida di un consorzio multinazionale, nonché il compito di assegnare le commesse agli aspiranti fornitori internazionali; a Karachaganak la quota Eni è oggi del 29,25 per cento (era il 32,5 ma si è appena ridimensionata in seguito a un aumento della partecipazione statale kazaka). Le risorse di idrocarburi presenti in questi due giganteschi campi sono immense (si calcola che le riserve siano le più importanti scoperte nel mondo dal '70 in poi) e sono alla base della formidabile crescita che il Kazakhstan sta conoscendo negli ultimi anni. Il problema è che l'enorme afflusso di ricchezza che ha investito il paese si è riversato in pochissime tasche, in gran parte di personaggi legati al clan Nazarbaev (il presidente che è il vero padrone del Kazakhstan fin dai tempi in cui faceva parte dell'Urss; con lui, en passant, vanta un'improbabile amicizia anche Silvio Berlusconi, via Putin presumibilmente), mentre la corruzione ha raggiunto livelli estremi, alimentata dalle multinazionali dell'energia.
Al contrario il reddito della maggioranza della popolazione è rimasto molto basso: in particolare è rimasto bassissimo il reddito - e spaventose le condizioni di lavoro - degli operai impiegati nell'industria gas-petrolifera, al punto di provocare l'anno scorso una serie di proteste e scioperi culminati nei drammatici fatti di Zhanaozen, dove nel dicembre scorso la polizia ha ucciso decine di lavoratori in sciopero che manifestavano in piazza. Nel susseguente processo il tribunale ha scaricato sui lavoratori stessi la responsabilità del massacro, condannandone numerosi a pesanti pene detentive. La tragedia di Zhanaozen, va notato, ha coinvolto gli operai delle aziende kazake che operano a Kashagan (e, per inciso, ha spinto il citato Kulibayev a sfilarsi prudenzialmente dagli incarichi che vi ricopriva) ma l'Eni non ha ritenuto, né allora né poi, di spendere una parola per prendere le distanze dalla violenza della repressione.

Leggi anche: la strage di Dicembre 70 operai morti

Campagna di solidarietà con i lavoratori kazaki

dal Manifesto

 

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