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Usa-Cuba, inizia il disgelo ma per smantellare il "bloqueo" ci vuole tempo

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Tra Cuba e Stati Uniti si riapre un percorso per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche. Dopo oltre mezzo secolo di blocco Usa, mercoledì Barack Obama nel corso di un annuncio in contemporanea con l’Avana ha aperto un "nuovo capitolo" nei rapporti tra i due Paesi, ammettendo che "cinquant'anni di isolazionismo non hanno portato a nulla" e che "l'embargo ha fallito".

 

Per il momento non ci sono molti provvedimenti concreti per abolire il “blocco economico”, Obama ha dichiarato che spera di farlo entro il 2016. C’è però la liberazione di tre cubani in Usa, del gruppo dei cinque detenuti da 16 anni in Usa, Gerardo Hernandez, Ramon Labanino e Antonio Guerrero, e un americano dall’Avana, Alan Gross, un agente cubano della Cia che era stato condannato a 20 anni di carcere. ll Presidente Usa ha deciso, inoltre, di eliminare alcune delle restrizioni che rimangono sull'invio di denaro dei cubano-americani ai loro parenti a Cuba, l’introduzione di alcune agevolazioni per il commercio e la realizzazione di transazioni bancarie tra entrambe le nazioni. Tra le misure annunciate dal capo della Casa Bianca c’è anche l'incremento delle telecomunicazioni con Cuba, per cui si daranno agevolazioni all'isola per acquistare la tecnologia necessaria.
Obama ha ringraziato per il ruolo svolto nelle negoziazioni su questo tema da Papa Francesco e dal governo del Canada, oltre che un gruppo di legislatori statunitensi che si sono attivati per raggiungere questi accordi.

Raul Castro nel suo breve discorso ha parlato di "un socialismo prospero e sostenibile", per la quale il rilancio dei rapporti con gli Usa sarà cruciale. E’ stato lo stesso Castro a ricordare che “i segnali di avvicinamento fra i due paesi "non risolvono la questione principale, cioè l'embargo economico, commerciale e finanziario, che provoca enormi danni economici e umani, e deve cessare".

Tutte di segno positivo le reazioni nel mondo. In Usa la situazione ha lasciato molto sorpresi diversi uonimi politici sia tra i repubblicani che i democratici. Alcuni senatori e deputati repubblicani e democratici hanno duramente attaccato il presidente americano, accusandolo di aver concesso "tutto" al brutale regime di Castro, e hanno minacciato di ostacolare in ogni modo la rimozione dell'embargo, prerogativa del Congresso.
Il senatore repubblicano Marco Rubio ha giudicato l'accordo di Obama con Raul Castro "inspiegabile" e ha assicurato che cambiera' idea solo quando Cuba diventera' una democrazia. "La Casa Bianca ha concesso tutto e ha ottenuto poco", ha affermato Rubio, senatore di origini cubane che dovrebbe essere nominato capo della sottocommissione agli Affari Esteri per l'emisfero occidentale. "Utilizzero' ogni strumento a nostra disposizione", ha assicurato Rubio, annunciando che tentera' di ostacolare il finanziamento della futura ambasciata all'Avana e di impedire la nomina dell'ambasciatore.
Critiche a Obama anche dal presidente della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, secondo il quale il presidente ha offerto l'ultima di una "lunga serie di concessioni irragionevoli a una dittatura che brutalizza il proprio popolo, trama contro i nemici" e "incoraggia gli Stati sponsor del terrorismo".
Da parte dei democratici, il presidente della Commissione Esteri del Senato, Robert Menendez, ha affermato che il gesto di Obama ha "giustificato l'atteggiamento brutale del governo cubano" e in particolare, ha aggiunto Menendez, lo scambio di prigionieri e' stato "asimmetrico".
Positivo il commento di Paolo Ferrero, segretario del Prc. “La fine dell'arrogante, lunghissimo embargo degli Usa contro Cuba, la liberazione dei cubani illegalmente detenuti nelle carceri statunitensi e l'apertura di normali relazioni diplomatiche rappresenta una pesante sconfitta dell'imperialismo degli Usa: il popolo cubano ha resistito per decenni e ha vinto; gli Usa hanno usato tutte le armi per distruggere l'esperienza socialista a Cuba e hanno perso. Si tratta di un'ottima notizia che festeggiamo. Certo non può sfuggire che questa ottima notizia non si situa in un contesto di distensione e di pacificazione a livello mondiale ma nel bel mezzo di una gigantesca offensiva degli Stati Uniti che, attraverso il basso prezzo del petrolio e le sanzioni economiche, stanno aggredendo economicamente la Russia e ricostruendo la cortina di ferro. Obama continua a non meritarsi il Nobel per la Pace”.

www.controlacrisi.org Fabio Sebastiani

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