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La bancarotta morale dell'Europa

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Vi sono momenti della storia in cui i processi in atto, formatisi e sedimentatisi progressivamente e lentamente, paiono accelerare la storia medesima, imprimendole una velocità sino a quel punto inaspettata, tanto da determinare quello che i chimici paiono "precipitato", ossia la reazione improvvisa degli elementi .

Ciò può avvenire nel bene, come nel caso delle grandi scoperte scientifiche nate da intuizioni favorite da anni di ricerche, ma spesso anche nel male, come ci mostrano, ad esempio, l'improvvisa e inaspettata escalation che portò alla Prima guerra mondiale nel giro di due mesi, oppure l'ascesa del nazismo in pochi anni. Oggi il medesimo fenomeno sta avvenendo col razzismo e con la discriminazione, che, da appannaggio di minoranze farneticanti, seppure ben incistate nella società, via via si è fatto senso comune, attraverso i media e le reti sociali, e ora anche forma di governo, come mostra il crescendo rossiniano e reazionario dei vari provvedimenti securitari dei diversi governi, la cui genesi va ricercata nella Legge Turco Napolitano del 1997,con cui si istituivano per la prima volta i centri di detenzione temporanea (?) per immigrati, legge dalla quale venne gemmata la mai abolita Bossi- Fini, che, a sua volta, inaspriva la detenzione nei centri di detenzione creati dal centrosinistra, oltre a criminalizzare uno status, la "clandestinità", facendo così strame di tre secoli di civiltà giuridica, passando poi alle varie leggi e leggine dei "sindaci sceriffi", coi loro tragicomici esiti, sino all'attuale Decreto Minniti, che di fatto istituzionalizza la demonizzazione dei poveri, sostituita alla lotta alla povertà e, con un rovesciamento distopico inquietante, fa delle Ong, ossia di chi si occupa di salvare vite umane ( compito ritenuto "ideologico" da un "autorevole" esponente governativo, gia - e non a caso- ultrà sì tav)i responsabili del male, laddove il male non è la morte di migliaia di innocenti, condannati dal "realismo" dell'economia e della Ragion di Stato, ma il tentativo di restare umani nel mare di quello che, giustamente, Marco Revelli ha definito "l'inumano". Ormai non passa giorno che i grandi media nazionali, ridotti a meri inseguitori dei peggiori umori delle "reti sociali",non pongano al centro dell'intero dibattito la cosiddetta "emergenza immigrazione", assecondando la falsa idea, vera e propria verità autoevidente, secondo cui l'Italia starebbe subendo un'invasione da parte di entità mai considerate come esseri umani singoli, con le loro storie, le loro aspirazioni, le loro sempre rimosse esigenze primarie, acqua, cibo, aria, accesso alla cultura e ai servizi. Dopo aver insistito per anni sulle diverse "emergenze",logica illogica funzionale alla creazione di uno stato di eccezione permanente,funzionale infine alla limitazione della libertà di tutti per garantire i profitti di pochi ( a questo serve il securitarismo: a meglio irreggimentarci,attraverso un disciplinamento di massa che si fa addirittura autodisciplinamento autoreplicantesi, per meglio sfruttarci). Se tutto ciò non determinasse in concreto la morte di migliaia di innocenti, a cui si preclude quel diritto alla vita che pomposamente viene posto al centro delle sedicenti democrazie occidentali, a coprire il diritto allo sfruttamento delle vite altrui, tutto questo apparato di conformismo indotto potrebbe quasi fare sorridere, data la sua esterma rozzezza, la quale ha temporaneo successo solo perché il Paese è stato culturalmente desertificato da trent'anni di televisione spazzatura, giornali spazzatura e riforme della scuola spazzatura. Tuttavia, dati i costi umani enormi, e per i quali un giorno la storia ci renderà conto, come si diceva, non c'è niente da ridere. Al contrario, c'è da piangere e disperarsi, nel constatare la bancarotta morale in cui si è trasformata una Repubblica che, nata sotto il segno del progresso umano, civile, economico e morale, sulle macerie di due guerre mondiali, si sta trasformando nel suo opposto: un luogo di passioni tristi in cui il neoliberismo distrugge ogni legame sociale, riducendo l'essere umano ad una monade utile al consumo e alla produzione, e poi totalmente "inutile", come recitano gli economisti ortodossi quando definiscono quelle fette di umanità ritenute improduttive. Oggi molte persone, spesso "gente normale", che ha una famiglia, un lavoro, dei bambini della stessa età di Aylan, morto su una spiaggia turca come tanti altri, e per poco tempo ricordato e pianto, divengono vittime di una gigantesca rimozione, la rimozione della sofferenza, della miseria, del pianto, della morte innaturale, e tale rimozione le trasforma in carnefici che non guardano all'umano che sta nel volto dell'altro, ma trasformano quest'ultimo in "flussi", "quote", "clandestini", "profughi" e via via di stereotipo in stereotipo. Non sappiamo ancora dove ci porterà tutto questo, ma le manine alzate di quel bambino del ghetto di Varsavia, fotografato tanti anni fa e divenuto uno dei simboli della caduta dell'Europa, stanno sempre lì a ricordarci "ciò che non siamo, ciò che non vogliamo".

Post Scriptum: le ONG meriterebbero oggi il Premio Nobel per la Pace.

Ennio Cirnigliaro