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AMT pubblica e servizio gratuito

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Pubblichiamo un documento del circolo PRC Geymonat sulla questione del trasporto pubblico e in particolare su AMT. Il documento è diviso in più parti: una prima parte legata al netto rifiuto di una ulteriore privatizzazione, una parte sull'analisi del debito di AMT, una parte riguardante le linee guida per una politica di sinistra per il TPL, una proposta per sanare i debit,i una proposta per avere un servizio pubblico totalmente gratuito, una analisi su AMT come bene comune di tutta la città.

AMT verso una ulteriore privatizzazione?

Durante l'estate, nell'ultima seduta di consiglio comunale, la Giunta Doria ha illustrato il piano per il “salvataggio” di AMT. Il programma prevede la cessione di parte della società a soci privati e il taglio consistente dei servizi e del costo del lavoro (linee, riduzione di frequenze, cassa integrazione, licenziamenti). Questa idea, sostenuta con qualche mal di pancia dalla maggioranza ad eccezione della Federazione della Sinistra che ha votato contro la delibera, è in netto contrasto con l'interpretazione giuridica del referendum sui servizi pubblici che solo pochi mesi prima ha dimostrato come la maggioranza dei cittadini italiani sia contraria alle privatizzazioni, soprattutto dei servizi che si configurino come beni comuni (acqua, trasporti, scuola, sanità...). La giunta ha sostenuto che l'azienda AMT (attualmente interamente pubblica) non ha un bilancio sostenibile economicamente a causa soprattutto dell'elevato costo del lavoro. Ricordiamo che l'azienda di trasporto ha già subito nel recente passato una parziale privatizzazione con la giunta Pericu. I soci privati che si sono avvicendati (Transdev e RATP), pur avendo la minoranza della proprietà hanno avuto la responsabilità della gestione. Inoltre, l'accordo Comune di Genova-socio privato prevedeva che l'investimento economico da parte dei francesi fosse totalmente corrisposto al momento della cessazione dell'accordo. Parte dell'attuale debito AMT è dovuto alla restituzione dei 15 milioni di euro che il Comune ha ricevuto dal socio privato e che poi ha dovuto restituire nonostante il fallimento dell'impresa e della prima privatizzazione. La fine ingloriosa della prima privatizzazione di AMT non ha però impedito alla Giunta Doria di proporne un'altra.

Debito dell'azienda e quadro politico generale

Parte dei debiti dell'azienda derivano inoltre dal taglio centrale ai finanziamenti per gli enti locali voluto dai governi Berlusconi e Monti. Questo taglio draconiano è giustificato dal governo centrale come una richiesta che arriva direttamente dai partner europei. Gli stessi partiti che esprimono la leadership in Europa e votano compatti il fiscal compact, votano in Italia patti di stabilità e tagli agli enti locali. Strumentalmente, quegli stessi partiti, a livello locale si lamentano dei tagli ai servizi e privatizzano le aziende municipali. Le politiche fallimentari dell'Europa nella crisi strutturale arrivano così a cascata ai servizi fondamentali. Il pensiero unico comporta privatizzazioni, tagli, sacrifici unidirezionali verso i cittadini più deboli. In tutto questo vi è una regia centrale (i rappresentanti delle banche e del capitale) con attori che rappresentano le forze che gestiscono il potere politico sostanzialmente ovunque. Le giunte degli enti locali (qualunque sia il segno politico che esprimono) sono “costrette” a sostenere politiche recessive e antipopolari in quanto non attrezzate politicamente e culturalmente per una politica di rottura. Oggi non esistono più scorciatoie: i tagli ai servizi ed al welfare locale vengono fatti passare per scelte obbligate in quanto non esiste un punto di vista alternativo al sistema. Ma abbiamo una diversa possibilità? Noi crediamo di sì! Una politica di sinistra sul trasporto pubblico E' comunque possibile intervenire sull'AMT evitando la privatizzazione e i tagli. Qualche mese fa la Giunta Doria ha stabilito le aliquote IMU sulle abitazioni, variando la percentuale sulle prime case portandola dal 4 al 5 per mille. La tassa sulla casa (ex ICI) porta introiti che sono quasi totalmente versati alle casse centrali dello Stato. L'IMU non è per nulla una tassa per salvare il welfare locale ma serve per rimpinguare le casse dello Stato impegnato a ridurre il debito con le banche. Si introduce e si aumenta l'IMU nonostante sia inutile per il finanziamento del servizio pubblico. Contemporaneamente si sostiene che sia impossibile aumentare il carico fiscale se questi soldi possono essere utilizzati direttamente come servizi ai cittadini. Il concetto di finanziamento del trasporto pubblico a carico della fiscalità generale sarebbe una norma di buon senso anche adottando un punto di vista liberale. Qualunque idea di sviluppo ambientalmente sostenibile per una città come Genova prevederebbe un incremento dell'incidenza del sistema pubblico dei trasporti a discapito del traffico privato. Anche se il servizio pubblico di trasporto non è usato dalla totalità dei cittadini, è usato da quella parte che non intende spostarsi con mezzi propri per vari motivi: di natura economica (costo della benzina, costo di assicurazione, non possesso di auto o moto), di natura tecnica (chi abita sulle colline e deve percorrere tratti a intenso traffico) di natura anagrafica (gli autobus sono pieni di anziani e studenti). Il servizio pubblico deve configurarsi quindi come un servizio per l'intera città e non solo di chi lo usa. In conseguenza di questo ragionamento appare assolutamente logico che i costi vengano ripartiti non solo sugli utenti ma sull'intera fiscalità in maniera proporzionale al reddito come previsto dalla Costituzione. Rispetto alle manovre messe in campo in questi anni (aumento del prezzo del biglietto, degli abbonamenti, fine di alcune facilitazioni tariffarie per utenti disagiati) sarebbe un totale cambio di prospettiva politica con l'introduzione di meccanismi di redistribuzione dei redditi verso il basso, lo sviluppo di una politica ambientale e a favore della vivibilità cittadina. Non c'è nulla di strano in queste proposte se non l'idea di proporle ad un sistema politico che in questi anni non ci ha mai pensato, che continua a tagliare linee o che costruisce parcheggi in centro a gestione privata.

Proposta: una tassa di scopo per salvare AMT

Ad oggi non è semplice districarsi nel bilancio di AMT. Il buco di bilancio viene presentato con cifre molto variabili. Una parte circa 20 milioni di euro è a carico del Comune di Genova e si somma ad una parte di debiti con l'ex socio privato di circa 15 milioni di euro. Secondo noi questo debito sarebbe rinegoziabile in quanto il contratto capestro firmato dalla Giunta Pericu con i privati francesi non deve necessariamente essere pagato dall'ente pubblico. Anche ammettendo che il debito vada totalmente saldato è possibile immaginare una tassa di scopo che divida l'intero ammontare dei debiti (35 milioni di euro) per il numero totale dei contribuenti genovesi (390 mila nel 2010). Facendo una semplice divisione la tassa sarebbe di circa 90 euro l'anno. Questa cifra sarebbe da considerarsi una media e ovviamente andrebbe ripartita secondo fasce progressive di reddito. La tassa di scopo in Italia è prevista dall'ordinamento che la inserisce all'interno dell'IMU. Formalmente è prevista per opere pubbliche concernenti il trasporto pubblico, in questo caso si tratterebbe di spostare parte del bilancio sulle infrastrutture (rimesse e nuove linee) sul bilancio di AMT. Ovviamente si tratterebbe di applicare la tassa solo per i multiproprietari.

La questione tariffaria: è possibile immaginare un trasporto pubblico gratuito?

Spulciando nel bilancio di AMT nell'anno 2011/2012 si evidenzia in circa 62 milioni di euro l'introito annuale dell'azienda riguardante la parte tariffaria e relativa alle sanzioni. Rispetto all'anno precedente questa cifra di bilancio è cresciuta del 13% in virtù dell'aumento del prezzo del biglietto, degli abbonamenti e della cessazione di alcune agevolazioni tariffarie per fasce deboli. L'intero ammontare della cifra di bilancio divisa banalmente per il numero di contribuenti corrisponde a 156 euro l'anno. Anche in questo caso si tratta di una cifra media da rimodellare secondo le fasce progressive di reddito. Sommando questa cifra a quella necessaria per affrontare il buco di bilancio si arriva ad un totale medio di circa 250 euro all'anno (circa 21 euro al mese). Ricordiamo che il costo dell'abbonamento mensile di AMT è di 43 euro e che questa cifra ricade solo sull'utenza del servizio costituita in gran parte di anziani, studenti e persone a basso reddito. La cifra che abbiamo calcolato come valore medio mette insieme il valore della tassa di scopo (per ripianare il bilancio) e il contributo necessario per avere un servizio di trasporto gratuito. Tralasciando la tassa di scopo e concentrandosi sul solo sistema tariffario è possibile introdurre una tassa ad hoc calcolandola in base alle attuali fasce dell'IRPEF oppure introducendo nuovi parametri secondo principi di massima progressività. Calcolando il solo contributo per azzerare le tariffe ed avere servizio gratuito si arriva ad un valore pari a 13 euro mensili medi. Ripetiamo che avere un servizio pubblico efficiente riguarda l'intera città in quanto ha ricadute sulla tenuta ambientale e sulla vivibilità. Ripartire quindi i costi del servizio su tutti i contribuenti oltre ad essere assolutamente logico e sostenibile può consentire una diminuzione dei costi per tutti, un aumento degli utenti e di conseguenza della vivibilità cittadina.

AMT bene comune

Il trasporto pubblico locale è in questo momento in mano totalmente pubblica ed il primo obiettivo è bloccare i tentativi di privatizzazione. L'intervento della fiscalità generale sul bilancio e sulle tariffe rappresenterebbe però un salto di qualità sulla natura stessa dell'azienda. Immaginare un servizio di trasporto pubblico gratuito o comunque a tariffe molto ridotte significa che l'intera popolazione cittadina si fa carico del bilancio di un servizio che porterebbe a comportamenti utili sia qualitativamente (diminuzione del traffico privato) che economicamente positive per tutti (meno soldi spesi in carburante). Sotto questo aspetto i cittadini e gli utenti entrerebbero di diritto come proprietari collettivi di una azienda che dovrebbe essere gestita anche da loro, oltre che dai rappresentanti delle istituzioni e dei lavoratori. AMT si trasformerebbe quindi di fatto da azienda pubblica a bene comune di tutta la città. Conclusione Il buco di bilancio di AMT è dovuto a politiche dissennate, alla precedente privatizzazione e non è legato al costo del lavoro. L'azienda deve rimanere pubblica e i finanziamenti pubblici devono essere rivendicati attraverso l'apertura di un contenzioso tra gli enti locali e il governo centrale. Nel contempo la soluzione da adottare potrebbe essere la tassa di scopo che può avere due funzioni: ripianare i debiti pregressi e abbassare i costi dell'utenza fino alla gratuità. Le due politiche non sono in alternativa e vanno nella direzione che permetterebbe di salvare il servizio pubblico trasformandolo da azienda pubblica in bene comune. Chiedere queste politiche a partiti che in Europa votano i meccanismi come il Fiscal Compact e in Italia sostengono il Governo Monti (e fra questi vi è anche un partito sedicente di sinistra, il PD) ha degli elementi che possono apparire utopici. Solo un cambio politico radicale può mettere all'ordine del giorno questi temi, lo sappiamo. Per questo è necessaria una diversa sinistra che rompa con i poteri forti, smetta di fornirgli alibi e sostegni e lavori per una alternativa di sistema. Per questo servono i comunisti, per questo servono politiche completamente alternative. Gli interessi delle banche, dei padroni sono diversi dagli interessi dei cittadini, dei lavoratori, di chi ha redditi bassi o inesistenti. Il centrosinistra, anche a Genova, continua a rappresentare gli interessi dei poteri forti, prima lo si capisce, prima si prova ad invertire la rotta.

PRC Circolo Prevosti

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