FacebookTwitterRSS Feed

Eleonora Forenza racconta la battaglia delle donne a Bruxelles

AddThis Social Bookmark Button

L'eurodeputata in Parlamento per portare la battaglia delle donne e dei Centri Antiviolenza 'sotto attacco'. «Questo governo ha una cultura fortemente sessista. Non ci fermeremo».

La battaglia per la sopravvivenza della Casa internazionale delle Donne di Roma, e più in generale in difesa dei luoghi di autogoverno e autodeterminazione delle donne, è sbarcata a Bruxelles. Merito soprattutto dell’europarlamentare Eleonora Forenza del gruppo Gue-Ngl, che ha chiesto un intervento forte e concreto alle istituzioni europee e che ha anche inviato una lettera, firmata da molti membri del Parlamento Ue, al Presidente Antonio Tajani, al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e alla Sindaca di Roma Virginia Raggi. «Lettera di supporto agli spazi di libertà delle donne», è l’oggetto del testo in questione. Chiaro, chiarissimo. Si attendono le risposte dei destinatari. Intanto il 3 settembre si è tenuta un’audizione a Bruxelles, in commissione Femm, della quale Forenza fa parte e a cui ha partecipato una delegazione composta da alcune rappresentanti non soltanto della Casa delle Donne di Roma, ma anche della Casa delle Donne Lucha y Siesta (la cui sede è sempre nella Capitale), di quella di Pisa e Viareggio, del Centro donne Dalia (Roma), di Assolei Onlus (Roma), di Pronto Donna (Arezzo), del centro antiviolenza Donna L.I.S.A. (Roma). E l’elenco avrebbe potuto essere molto più lungo, perché sono tante le strutture sparse lungo lo Stivale che hanno come obiettivo la difesa dell’universo e della dignità femminile. Quasi tutte sono autogestite e autofinanziate e diverse, per questo motivo, risultano morose e sotto sfratto. Nonostante l’importanza oggettiva della loro attività, lo Stato italiano e più in generale le istituzioni non fanno molto per sostenerle e anzi, come emerge dalle cronache più recenti, in certi casi sembrano intenzionati a ostacolarle. Se non addirittura boicottarle. Di questo si è parlato a Bruxelles e di questo parliamo con Eleonora Forenza, per capire se siano stati fatti passi avanti e se ci siano buone notizie in arrivo.

DOMANDA: Qual è il bilancio dell’incontro tenuto a Bruxelles?
RISPOSTA: È senza dubbio molto positivo. Abbiamo portato in Parlamento le problematiche riguardanti questi luoghi di politica femminile e femminista, di sorellanza e di accoglienza; devo dire che hanno avuto un forte impatto sulle discussioni da parte delle altre eurodeputate, che si sono tutte schierate a favore. La presidente della commissione Femm (Vilija Blinkevičiūtė, Lituania, ndr) ha ascoltato con attenzione le nostre spiegazioni relative all’attacco che gli spazi delle donne stanno ricevendo in Italia.

La commissione Femm si è impegnata a compiere una missione, il prossimo dicembre, a Roma.
Sì, questo è il primo risultato che abbiamo ottenuto. Ci sarà sicuramente una visita alla Casa internazionale delle Donne e contiamo di invitarle anche presso strutture di altre città.

Ci sono altri risultati, quindi?
Sì: la commissione Femm si è impegnata a mantenere alta l’attenzione sulle questione delle donne e presto proporremo che venga realizzata una mappatura delle strutture presenti sia in Italia che nel resto d’Europa. L’obiettivo ultimo è una risoluzione che riconosca il loro valore e la loro autonomia. Alla Casa delle donne di Roma è stata revocata la concessione dello stabile di via della Lungara, la Lucha y Siesta nel quartiere Tuscolano è sotto sgombero, il centro antiviolenza Donna L.I.S.A è stato minacciato di sfratto: è una situazione inammissibile. È inammissibile che i luoghi in cui si combatte la violenza contro le donne e la cultura maschilista vengano attaccati in questo modo dalle istituzioni.

Istituzioni che, ufficialmente, invece hanno a cuore il contrasto alla violenza maschile.
A conti fatti, considerando tutto quello che sta accadendo, è soltanto retorica.

Ma cosa sta accadendo, secondo Lei? Perché il femminismo è guardato con diffidenza nel nostro Paese?
C’è innanzi tutto una diffidenza che ha radici profonde nella storia italiana, ma a parte questo credo che i due partiti attualmente al Governo, e in particolare la Lega, esprimano una cultura fortemente sessista; basti pensare a cosa ha detto il ministro Fontana appena insediato. E anche il Movimento 5 stelle ha una buona parte di responsabilità: se si parla del ‘cittadino’ come soggetto che non ha sesso e genere, non si può leggere correttamente il movimento femminista.

Crede ci sia qualche possibilità che Virginia Raggi cambi idea sulla revoca che ha colpito la Casa delle Donne?
Me lo auguro, anche se penso che il punto sia non affrontare la questione caso per caso ma con una visione d’insieme. Il lavoro portato avanti dalle donne di tutta Italia non viene riconosciuto e questo è un problema da risolvere al più presto. Così come è assurdo che si pensi a un bando che burocratizzi il problema della Casa di Roma. Un bando comunale svuota ulteriormente di valore l’attività portata avanti dalle tante associazioni che da anni lavorano là. È necessario che il lavoro culturale, politico e sociale delle donne sia accompagnato dall’autonomia.

Cosa potrebbe fare di concreto il Parlamento italiano per queste strutture?
L’assegnazione dei luoghi alle associazioni che li hanno gestiti finora sarebbe fondamentale, così come lo stanziamento di fondi.

A Bruxelles c’erano anche rappresentanti della Casa delle Donne di Pisa, che ormai da mesi chiede la rimozione di Andrea Buscemi dal ruolo di assessore alla Cultura a causa dei suoi trascorsi giudiziari: la sua ex compagna l’ha accusato di stalking e c’è stato anche un processo. 
Abbiamo depositato un dossier e informato le deputate di questa situazione grottesca e la loro reazione è stata di incredulità. Non riuscivano a credere che in una città d’arte nota in tutto il mondo come Pisa ci sia un assessore alla cultura con questo carico di accuse addosso.

Al di là di Pisa, l’Italia tutta non fa una bella figura con il caso Buscemi. 
In compenso la bella figura la fanno le donne che si stanno battendo con tutte le forze per ottenere le sue dimissioni.

Buscemi ha detto che i vertici della Casa della Donna devono essere rimossi «se vogliono continuare ad avere sovvenzioni». Suona come una minaccia in piena regola.
Ecco, appunto. L’unico a dover essere rimosso è Buscemi, che oltre a essere stato accusato di stalking adesso sia è reso responsabile anche di minacce contro le donne.

Quale sarà la sua prossima iniziativa per supportare gli spazi di libertà femminile?
Continuerò a lavorare affinché la commissione Femm porti avanti l’idea di organizzare una delegazione in Italia e continui a studiare gli eventi che vedono al centro gli spazi delle donne. Il 22 settembre parteciperò a un’assemblea a Roma riguardante le sorti della Casa delle Donne Lucha y Siesta. Lavorare all’interno del Parlamento europeo è importante, ma senza il movimento e l’autonomia delle donne non andiamo da nessuna parte e le cose non cambieranno mai veramente.

Mara Carfagna ha devoluto l'indennità di vicepresidente della Camera del mese di settembre alla Casa delle donne di Viareggio, che gestisce l’unico centro antiviolenza del territorio 'L'Una per l'Altra'.
Non lo sapevo: è un bellissimo gesto.

Vuole aggiungere qualcosa?
Non ci fermeremo.

https://www.letteradonna.it/it/articoli/conversazioni/2018/09/06/bruxelles-casa-donne-eleonora-forenza/26493/

 

 

Share