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Un appello controproducente

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Un gruppo di compagni, tra cui autorevoli dirigenti del partito, hanno promosso un appello che invita a non aderire a Potere al popolo. Lo fanno sulla base di un proclamato e lodevole attaccamento al partito che rischia però di risultare autolesionistico. 
Sono un comunista democratico e libertario e tengo nella massima considerazione ogni dissenso e soprattutto il diritto a esprimerlo. 
Mi rivolgo alle compagne e ai compagni con rispetto e cerco di spiegare perché ritengo che l’appello potrebbe rivelarsi controproducente rispetto agli obiettivi che si propone. 

Non è che non veda i problemi da cui scaturisce ma non mi sembra che una risposta identitaria né l’evocazione del fantasma dello scioglimento servano a risolverli. 

Provo a spiegarmi senza tanti giri di parole.

I sottoscrittori dell’appello sostengono che Potere al popolo rischia di trasformarsi in un partito incompatibile con la partecipazione di Rifondazione. Cosa propongono per sventare questo disastro?

Di non partecipare alle discussione e alle votazioni sullo statuto lasciando a quelli che l’ennesimo partitino lo farebbero volentieri di poter realizzare il paventato proposito. 

Insomma: non vogliamo che Pap diventi un partito! Dunque lasciamoglielo fare!

Mi scuso se ho reso evidente la manifesta illogicita’ del ragionamento ma spero che serva a far riflettere. 

Mentre non è assolutamente detto che l’adesione a Potere al popolo debba per forza produrre una catastrofe per il Prc, è certo che se compagne e compagni non aderiscono altri decideranno su cosa sarà Potere al popolo. 

Gli estensori dell’appello temono che Potere al popolo assuma una fisionomia incompatibile con lo statuto del nostro partito. Bene cosa propongono? Di lasciare che questo accada. 

Sono anche preoccupati che Potere al popolo trasformandosi in partitino autoreferenziale e settario diventi un ostacolo alla più larga aggregazione alternativa al Pd e ai socialiberisti europei che noi proponiamo. 
Ebbene come propongono gli estensori dell’appello di impedire questa cosa? Lasciando che accada. 

Per questo definisco autolesionistico l’appello. Smobilitando il  partito produce proprio lo scenario che afferma di voler scongiurare. Inviterei a rifletterci sopra. 

Va detto che poi l’appello contiene anche affermazioni infondate che creano confusione e disorientamento. 

Si scrive che abbiamo “già anticipato la volontà di cessione di sovranità”. Ma il documento approvato dal Comitato Politico Nazionale del 14 e 15 luglio afferma esattamente il contrario!

Poi si dice che non saremmo impegnati nella costruzione del quarto polo. Si tratta di affermazione che chi fa parte degli organismi dirigenti sa essere infondata a meno che non si intenda per quarto polo una convergenza con chi propone riedizioni di alleanze col Pd!

Infatti perseguiamo  l’obiettivo del “quarto polo” alternativo a tutti quelli esistenti da mesi e il segretario nazionale è in prima persona impegnato quotidianamente su questo obiettivo di fase. 

Non è un caso che il documento politico della assemblea nazionale di Napoli di Potere al popolo contiene l’indicazione di verificare la possibilità di fare una lista con De Magistris e di aggregare un più largo schieramento come anche il documento del nostro Comitato Politico Nazionale.

In questi mesi abbiamo attivamente lavorato a questo scopo attraverso una costante interlocuzione non solo dentro Potere al popolo, l’Altra Europa, la Rete delle Città in Comune ma con Dema, Diem e tante altre soggettività politiche e di movimento. 

Un lavoro volto a rimuovere gli ostacoli politici a una convergenza larga ma su contenuti e un profilo politico netto. Lo facciamo con la massima convinzione non per calcoli elettorali ma perché sentiamo la responsabilità di costruire un’alternativa popolare al governo gialloverde come al Pd neoliberista. 

Proprio sabato 15 settembre – come sapevano tutti i componenti della segreteria – si è tenuto un incontro a Roma che ha segnato il primo passo concreto verso il “quarto polo” con la disponibilità dichiarata di Luigi De Magistris a un impegno diretto nella costruzione di una lista-coalizione per le elezioni europee. 

È evidente che il coinvolgimento di De Magistris facilita la convergenza di un largo schieramento ma segnalo che la condizione che il sindaco di Napoli ha posto chiaramente è che vi sia la confluenza di Potere al popolo, Diem e Altra Europa nel progetto. 

Saranno gli aderenti a Potere al popolo a decidere se partecipare o meno a una coalizione con De Magistris e tutto il resto della sinistra antiliberista. In caso di una votazione negativa da parte degli aderenti a Potere al popolo la disponibilità di De Magistris verrebbe meno e la possibilità di costruire un “quarto polo” diventerebbe assai più complicata. E il rischio di una frammentazione inconcludente alle elezioni europee quasi certa. È questo l’obiettivo dei firmatari dell’appello? Direi di no ma rischiano involtariamente di concorrere allo scenario che dicono di voler scongiurare. 

Dipende molto da noi se la linea decisa al Comitato Politico Nazionale si concretizzerà. E con estrema sincerità invito a riflettere sul fatto che la ritirata da Potere al popolo proposta dall’appello produce solo danni perché rafforza le propensioni più settarie. 

I sottoscrittori dell’appello poi sostengono che la nostra adesione a Potere al popolo sarebbe incompatibile con lo statuto del nostro partito. Ricordo che questa valutazione spetta al Collegio Nazionale di Garanzia che non ha ritenuto fondati i ricorsi presentati da alcuni sottoscrittori dell’appello. 
Se Pap diventerà incompatibile con lo statuto o la linea del Prc ne prenderemo atto. Altra cosa è operare per determinare questo risultato.

Invito quindi le compagne e i compagni a aderire a Potere al popolo per portare in quella sede il nostro contributo come abbiamo fatto e facciamo in tutti i luoghi unitari.
Ovviamente non si tratta di tralasciare il tesseramento a Rifondazione ma dato che siamo a settembre per buona parte il lavoro dovrebbe essere già fatto. Approfittiamo per rilanciarlo e completarlo insieme alla campagna per il 2×1000 e a quella per la sottoscrizione dei rid. 

Quali caratteristiche avrà Potere al popolo – se sarà un movimento aperto e coinvolgente e se aiuterà o meno a costruire il “quarto polo” – dipenderà innanzitutto da noi. 

Lasciare che siano altri a decidere al posto nostro non mi pare una buona soluzione. 

Converrete con me che il pluralismo nel dibattito interno va sempre coniugato con l’unità nell’attuazione della linea se non vogliamo condannare il partito alla paralisi di un eterno congresso. 

Spero che queste brevi considerazioni aiutino a favorire un comune impegno.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-SE

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