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A Savona il Pd va a carbone e avvelena la gente

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Tutti, e sono ben trentotto, gli amministratori e politici invitati al primo festival "Fermiamo il carbone", che si terrà a Zinola questo fine settimana, hanno scelto di non partecipare.
Nessuno dei Presidenti di giunta della Regione, della Provincia e dei loro assessori (che hanno sostenuto in modo cieco l'ampliamento della centrale di Vado Ligure); nessuno dei parlamentari e dei consiglieri regionali del Pd (che hanno anteposto le ragioni dell'azienda a quelle della cittadinanza) incontrerà comitati e cittadinanza savonese durante il festival che aprirà i battenti oggi.

 

 

Nessuno anche dei sindaci dei Comuni di Vado e Quiliano e dei loro assessori (che hanno avuto un comportamento omissivo soprattutto nell'accettare in fase di AIA valori di emissione eccedenti i livelli previsti dalle normative) parteciperà quindi ai dibattiti organizzati e sostenuti da una sessantina di sigle locali e nazionali (associazioni, comitati, partiti) per discutere delle conseguenze nefaste della scelta di perpetuare la combustione del carbone nella provincia di Savona, con nuovi gruppi di maggior potenza che avranno effetti devastanti sul nostro territorio e sulla salute dei cittadini per i prossimi 50 anni.
Anche stavolta, così come nel passato, nessuno ha avuto il coraggio di spiegare alla cittadinanza savonese le motivazioni che hanno indotto tali amministrazioni a imporre alle prossime generazioni un nuovo pesante tributo in termini sanitari e ambientali.
Anche stavolta, chi ci ha messo la mano non ci ha messo la faccia.
Lo stesso Governatore della Liguria, che si vanta di visitare tutti i comuni e che l'ultima volta a Savona ha inaugurato addirittura una bocciofila, di fronte al dover dare spiegazioni di quella che lui stesso definisce «la scelta più sofferta del suo mandato», non si è degnato nemmeno di mandare un suo assessore. «Non si è degnato nemmeno di rispondere - spiegano i promotori - l'ennesimo schiaffo in faccia ai cittadini, dopo che qualche anno fa si è chiesto e raccolto il voto contro l'ampliamento, per poi subito dopo cambiare idea. Ai dibattiti della festa i comitati lasceremo una sedia vuota, in rappresentanza di quegli amministratori che hanno scelto di non partecipare». Eppure non ci sono più api a Savona, da anni. A stento ci crescono i licheni e le piogge acide ammazzano gli alberi.
Ma soprattutto la gente, a Savona, muore più che in altri posti. Via Diaz, via Griffi, via Pertinace - nei comuni di Vado Ligure e Quiliano - sono dei cimiteri. «Ci sono malattie che si verificano in 2-3 casi ogni 300mila abitanti e qui ne trovi due, tre, nello stesso palazzo». Dati angoscianti spiegati da Paolo Franceschi, medico pneumologo all'ospedale di Savona, referente scientifico della commissione salute e ambiente dell'ordine dei medici provinciale e membro dell'associazione internazionale dei medici per l'ambiente. Franceschi è di Quiliano che, con la vicina Vado, è occupata da una quarantina d'anni da una gigantesca centrale a carbone che occupa l'aria e il paesaggio. Ha poco più di cinquant'anni e faceva le elementari mentre costruivano la centrale dove prima c'erano orti e vi cresceva l'albicocca tipica, quella di Valleggia. 8mila abitanti Vado e altrettanti Quiliano ma la zona industriale su cui la centrale ha le ricadute è abitata da 75mila persone. La centrale è proprio nel centro abitato: la gente vive, lavora, va a scuola tra frastuono e fumi e polveri. E s'ammala e crepa.
Quando fu costruita i due paesi vennero "compensati" uno con un palazzetto dello sport, l'altro con uno stadio. Ma, i 550 addetti originari si sono ridotti a 250 dopo la privatizzazione dell'Enel. Ci lavora meno gente di quanta ne ammazza. Produce già molta più energia di quanta ne serva alla provincia e i padroni privati l'hanno voluta perfino ampliare. Tirreno power, 100 milioni di utili netti l'anno, è la proprietaria di tutto ciò e la controlla Cir Sorgenia che, a sua volta fa capo alla holding di De Benedetti. Ossia della tessera numero uno del Pd, lo stesso partito di molti degli amministratori latitanti alla festa. A partire dal Governatore.
«A loro, avremmo chiesto nuovamente - spiegano i promotori - p erché ci si ostina a perseverare nel progetto di ampliamento della centrale a carbone di Vado Ligure, con tutte le conseguenze in termini di mortalità prematura della popolazione e nonostante la fortissima contrarietà di cittadini, associazioni, medici e biologi?

di Checchino Antonini http://popoff.globalist.it

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