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Christa Wolf e Anne Seghers: scrivere al femminile nella DDR

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Christa Wolf è sicuramente la più conosciuta. La sua vita artistica si svolge quasi interamente nel territorio della DDR. Negli ultimi anni la sua vita sarà scossa dall'accusa di collaborazionismo con la polizia segreta.

Perennemente in bilico tra adesione agli ideali del socialismo e dissidenza, non lascerà mai la Germania Democratica e non ne rinnegherà mai gli ideali. Chi volesse approfondire trova in prestito diversi libri dell'autrice (link catalogo). Di seguito un ricordo di Guido Ambrosino del Manifesto:

Christa Wolf è stata incontrovertibilmente una delle maggiori autrici del dopoguerra tedesco. La sua opera narrativa è legata alla divisione della Germania- dell'impossibilità di un amore oltre la barriera parla nel 1963 Il cielo diviso, suo primo successo letterario - al naufragio del tentativo di costruire un socialismo vivibile nella sua parte orientale, al fallimento di una ricostruzione dal basso bel paese dopo la caduta del muro. Con Cassandra, nel 1983, Christa Wolf trovò appassionati lettori e lettrici sia a ovest che a est, in una generazione segnata dal pacifismo e dal femminismo. Dietro le vestigia dell'antico mito, la Wolf si permise una critica radicale al potere maschilista e bellicista della nostra epoca, con la gara tra i due blocchi a chi piazzava più euromissili. La Wolf era stata un'appassionata comunista. A vent'anni s'era iscritta alla Sed, il partito socialista unificato della Repubblica democratica tedesca. Tra il 1963 e il 1967 era stata membro candidato del comitato centrale. Divenne figura di riferimento del dissenso nel 1976, quando, insieme a altri intellettuali, firmò una lettera di protesta contro l'espulsione dal paese del cantautore e poeta Wolf Biermann. Il 4 novembre 1989, parlando a una gran folla a Berlino est mentre la dittatura si stava dissolvendo, invitò a non perdere l'occasione di costruire una società migliore: «Le rivoluzioni cominciano dal basso. Basso e alto si scambiano posto nella scala dei valori. Questo cambiamento rimette la società socialista, capovolta a testa in giù, di nuovo sui suoi piedi (...). Sognamo pure, con la ragione ben sveglia. Immaginatevi: c'è il socialismo, e nessuno se ne va». Christa Wolf, Cassandra della nostra epoca, non trovò ascolto. Peggio: quando nel 1993 si venne a sapere che tra il 1959 e il 1962 la scrittrice aveva collaborato come informatrice con la Stasi, la polizia segreta della Rdt, la sua credibilità morale sembrò uscirne a pezzi. La Wolf replicò pubblicando la documentazione che la riguardava. Ne emerse che gli stessi funzionari della Stasi, constatando «il crescente riserbo» della fonte, rinunciarono presto a avvalersene. Da allora è stata Christa Wolf a essere sorvegliata: le informazioni raccolte sul suo conto - come critica del regime - occupano 40 ordinatori negli archivi della Stasi. Negli ultimi anni, ha continuamente rielaborato, con la pubblicazione di diari e riflessioni autobiografiche, i nodi contradditori del suo legame-dissidio col realsocialismo, tra condivisione dei priviliegi per la casta degli intellettuali e esperienza dell'esclusione per chi non è disposto a allinearsi: nella Germania unita nel nome del capitalismo come nella Rdt di Honecker. Nel suo Nessun luogo. Da nessuna parte (1979) Christa Wolf si era occupata con molta identificazione del drammaturgo e poeta Heinrich von Kleist, morto suicida 200 anni fa. Lo descrive come una persona «che deve affrontare gli altri come se non avesse pelle, tormentato da ogni tormento, dal dolore inflittogli da ogni lieve contatto». Così, ipersensibile - a volte anche offesa e risentita con il mondo - era anche Christa Wolf. Negli ultimi tempi aveva lavorato a rafforzare la sua pelle con un salutare balsamo di ironia, dismettendo i panni di misconosciuta mater dolorosa. In La città degli angeli, che prende le mosse da un soggiorno a Los Angeles nel 1992-93, un vero angelo le consigliava bonariamente di non prendere troppo sul serio né la sua sofferenza, né il peso della Stasi nella sua vita.

Nonostante fosse la scrittice tedesca più letta in Europa, Anne Seghers (catalogo) sparisce dagli scaffali italiani negli anni cinquanta a causa del bando contro gli autori troppo vicini ai sistemi comunisti dell'est europeo. Il suo libro "I morti restano giovani" racconta la storia della Germania tra il periodo rivoluzionario degli anni 20 e l'avvento del nazismo. Il libro (quasi introvabile come tutte le altre opere della scrittice) per anni era una lettura frequentissima nelle scuole della DDR. Con la "Gita delle ragazze morte" è in prestito gratuito presso la biblioteca. Qui trovate notizie dettagliate su Anne Seghers

Qui, il link sui rapporti strettissimi tra Anne Seghers e Christa Wolf

Per ordinare il prestito alla biblioteca 3927390542, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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