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L'albero di Piazza Romagnosi

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Ho sempre pensato, probabilmente sbagliandomi un po, che i buoni cattolici considerassero le condizioni peggiori di vita come degne di pietas e cercassero di rimediarvi aiutando gli "altri" anche con impegno.

Mentre per noi compagni, per i comunisti, la questione era di essere, personalmente e non per scelta mistica, gli "altri". Le condizioni proletarie per noi sono le nostre condizioni ed è esperienza diretta che fa suo che le nostre elaborazioni risolutorie siano molto differenti dalle loro, a volte agli antipodi. Credo che questa differenza sia fondamentale. Noi non siamo con gli ultimi, noi siamo gli ultimi. Noi siamo disoccupati e precari, padri e madri che non riescono a pagare affitto e cibo, siamo tra quelli senza parola infatti a noi nessuno ci chiede o ci invita, siamo quelli che hanno torto, che sono brutti e poveri, e spesso anche arrabbiati. Non siamo belli da ascoltare o da vedere. Mi piace che ci sia questa differenza, e mi piace sottolinearla.

BUON NATALE

Giuse