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Militant, storia dei compagni che lottarono davvero contro la Thatcher

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(Liberazione speciale aprile) Alla morte della Thatcher, Ken Loach, ipotizzando la privatizzazione del suo funerale, ricordò il modo in cui il suo operato venne facilitato dai leaders corrotti del Partito laburista. Sempre Ken Loach nel suo Riff Raff, tramite il panciuto Larry, ci ricorda invece quanto fecero i laburisti nella città di Liverpool. Due partiti diversi? Più o meno si, a giudicare da quanto attribuito dalla stampa alla tendenza Militant (la sinistra interna raggrupata attorno all'omonimo giornale) considerata il quarto partito politico britannico. In una realtà dove i legami tra sindacato e partito dei lavoratori sono da sempre più espliciti che altrove, il Militant rappresentava la tendenza proletaria del Labour arrivando a controllarne la giovanile (Lpys), piazzando a Westminster tre parlamentari che divennero celebri per lo slogan “un salario da operaio per un parlamentare operaio!”...

e, dal 1983, conquistando la maggioranza del consiglio comunale di Liverpool. Per il liberale Trevor Jones, che quel consiglio lo guidò proprio fino al 1983 non c'erano soluzioni alternative alla sua: “l’unico modo per distruggere il dominio del Militant a Liverpool è abolire il partito laburista in questa città”. Ma andiamo con ordine. Perché è importante (e attuale) quell'esperienza? In primo luogo per l'atteggiamento da tenere rispetto alle politiche nazionali di tagli alla spesa pubblica data l'attuale tendenza delle sinistre nostrane di proporre bilanci partecipativi senza fare degli enti locali delle basi di lotta contro l'austerity. Il comune di Liverpool, governato fino ad allora dai Liberali, mostrava un gap di 25 milioni di sterline tra entrate e uscite comunali e Londra pretendeva nuovi e sempre più pesanti tagli. Quando i laburisti di Liverpool vinsero le elezioni del 1983 (anche sulla scia delle lotte contro la chiusura degli istituti scolastici nel quartiere di Croxteth e contro il licenziamento di 2 mila dipendenti comunali) si trovarono a dover attuare il loro programma basato sulle 35 ore settimanali (a parità di salario), sulla riduzione degli affitti delle case comunali (rent), sulla creazione di mille posti di lavoro nei servizi sociali. Da dove prendere i soldi? Semplice, per la giunta levercense il governo in quattro anni aveva tagliato i fondi per una cifra superiore di undici volte il buco, perciò era Londra a dover mettere i soldi (anziché buttarli nella guerra delle Falklands, nella repressione delle lotte dei minatori, nel salvataggio delle società finanziarie). Ovviamente Kinnock non era della stessa idea e nello stesso anno (sulla scia di indagini precedenti e indegne di un partito democratico) il comitato di redazione del Militant venne espulso dal partito. Per Ted Grant, nel suo discorso contro i provvedimenti al congresso del 1983 “non c'è modo di separare il marxismo dal Labour, i lavoratori più avanzati del Labour sono sostenitori del Militant. Ritorneremo!”. La mossa fu infatti vana. Se il Labour a livello nazionale continuava a perdere consensi a causa della sua linea morbida contro la Thatcher, il partito a Liverpool vinse nuovamente alle amministrative del 1984, poco dopo che la città ottenne una parte dei soldi rivendicati. Sempre in connessione con le assemblee popolari (che non si limitavano a mera attività informativa, comunque necessaria per spiegare il programma e per combattere gli attacchi politico-mediatici), la giunta di Liverpool portò avanti una ristrutturazione urbanistica mai vista prima costruendo 5 mila nuovi alloggi, parchi, scuole, asili e centri sociali ridando vita al settore edile con oltre 6 mila assunzioni. Una vera e propria politica di riforme a favore della classe lavoratrice e delle giovani generazioni. Ma non riformismo. L'obiettivo era quello di dimostrare quanto fosse impossibile riformare il capitalismo. Il governo di Londra poteva essere sconfitto solo con l'estensione della lotta contro i tagli (di continuo reiterati) e con l'unità con le lotte operaie. Battere la Thatcher sul versante della lotta avrebbe potuto portare a un governo laburista che, sotto la pressione delle masse, avrebbe potuto portare avanti un programma di trasformazione socialista. Ma se, da una parte, il Tuc (la confederazione generale dei sindacati) si rifiutò di convocare lo sciopero generale a sostegno dei minatori conducendoli alla sconfitta e segnando uno spartiacque tra la sinistra britannica e il movimento operaio, dall'altra non ci fu sintonia nella lotta contro l'austerity. Londra, con il suo sindaco Ken “il rosso” Livingstone, cedette alle pressioni del governo centrale affinché venisse ristabilito il pareggio di bilancio. Tutt'altra musica nel Merseyside dove lo slogan fu “Better to break the law than break the poor”. Per il Militant l'approvazione simultanea dei bilanci in deficit avrebbe unificato le vertenze e prodotto un'escalation nella lotta contro la Thatcher. Ma l'isolamento di Liverpool comportò multe salate per i consiglieri ribelli (alle quali si opposero anche i vescovi cattolico e anglicano) e la rimozione degli stessi (su proposta del liberali alla Camera dei Lord). La Thatcher poteva dormire sonni tranquilli grazie a Kinnock che marciò spedito verso nuove espulsioni fino a far prendere il controllo del partito locale e del consiglio alla destra interna riuscendo nell'intento di far sconfiggere il partito laddove fino ad allora vinceva. La lotta contro la Thatcher riprese con le mobilitazioni contro la Poll Tax, l'odiosa tassa uguale per tutti prescindendo dal reddito dei contribuenti, e perciò fortemente diseguale. Queste mobilitazioni furono guidate dalla Anti Poll tax union (Aptu), promossa dal Militant e che vedeva un suo sostenitore, Tommy Sheridan, come presidente. Iniziate in Scozia si estesero a tutto il Regno unito (ben 18 milioni di persone sirifiutarono di pagare la Poll tax) e la Thatcher, dopo aver vinto tre elezioni di fila (1979, 1983 e 1987) dovette dimettersi. Ma nel frattempo il Labour virò ancora più a destra. Al congresso di Brighton del 1987 Kinnock trasse la seguente conclusione: “Dopo aver perso tre elezioni di seguito un partito che non intraprendesse la più rigorosa revisione dei suoi programmi tradirebbe se stesso, i suoi principi, e quanti confidano nella sua vittoria”. Ci sono voluti 10 anni per riportare il Labour al governo, o meglio il New Labour al quale Kinnock spianò la strada. La storia la conosciamo. Quella della sinistra interna che si oppose sul serio alla Thatcher un po' meno. Sarebbe il caso di rimediare e raccoglierne l'eredità

Mauro Piredda da Liberazione

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